Il degrado è contagioso

 

Effetto domino, incuria e delinquenza: tanto più un luogo è brutto, tanto peggio è vissuto da chi ci abita.

L’eroe degli antichi greci era sempre bello e buono. Perché aspetto esteriore e virtù erano inscindibili, nell’uomo e non solo, dalla bellezza dell’architettura passava la strada per l’ordine sociale. Più di duemila anni dopo uno psicologo olandese, Kees Keizer, racconta su Science che se l’ambiente è brutto e degradato siamo tutti più portati a violare regole e leggi, ovvero la “teoria della finestra rotta”.

Un esempio dei suoi esperimenti? Il ricercatore ha appoggiato dei volantini sui manubri di biciclette parcheggiate di fronte a due supermercati; per poter guidare, i ciclisti dovevano togliere i pezzi di carta, ma avrebbero dovuto anche portarli con sé, per gettarli in un secondo momento, Keizer, infatti, aveva eliminato i cestini dei rifiuti nei paraggi.

A sera, è bastato contare le cartacce per terra per dimostrare la teoria del “disordine contagioso”: se il muro di fronte alla bici era pulito, solo uno su tre aveva lasciato lì il volantino; se il muro era imbrattato di scritte, due ciclisti su tre se ne erano infischiati dei divieti e avevano gettato per terra il foglietto. «I luoghi fatiscenti non sono rispettati e vengono rovinati sempre di più – osserva Piero Amerio, responsabile del Laboratorio di Psicologia sociale dell’Università di Torino -. Un problema reale in Italia, dove la non-educazione al rispetto di ciò che è pubblico regna sovrana e tutelare l’ambiente è un’impresa».

E purtroppo, dall’incuria alla delinquenza il passo è breve: una specie di effetto domino diabolico, che potrebbe spiegare, ad esempio, perché in alcuni quartieri periferici e poco serviti, la criminalità dilaghi.

Colpa anche di certa edilizia popolare e di scelte architettoniche discutibili, come aggiunge Marco Costa, docente di psicologia sociale all’Università di Bologna: «La chiave per rispettare l’ambiente che ci circonda è percepirlo come nostro: i grandi condomini impersonali sono l’esatto opposto e aumentano il disagio sociale. Basta assegnare parti di uno spazio comune ai singoli per migliorare un luogo e la convivenza civile».

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