Dancer di S. Cantor, documentario sul ballerino Sergei Polunin

Dancer è un documentario sulla vita infelice di un prodigio della danza classica, Sergei Polunin. Il racconto è fitto di video amatoriali che riprendono le esibizioni del protagonista: il suo sorriso di fanciullo si spegne progressivamente, mentre Sergei si appresta a diventare la star che i genitori desiderano. Nella sua evoluzione come danzatore la vitalità del suo sguardo pian piano si eclissa, cedendo il passo ad una smorfia di dolore e di compiacimento narcisistico. In questa lenta metamorfosi il corpo del ballerino diventa così esile da sembrare una scultura di Alberto Giacometti, eppure la sua bellezza, come avviene con un’opera d’arte, non suscita compassione per la scarnificazione: la sua leggerezza ammalia.

L’allenamento estenuante che il balletto classico esige dai suoi ballerini pretende un controllo onnipotente della mente sul corpo. Il controllo del corpo, sostituendosi al piacere, fa diventare la vita di questo primo ballerino del Royal Ballet di Londra una gabbia dalla quale sembra impossibile scappare. In una delle sue interviste, ormai consapevole di essere un prigioniero, Sergei parla della “dipendenza” dalla danza, della difficoltà di riappropriarsi del proprio corpo, perché il ballo sembra averlo espropriato delle sue percezioni corporee a vantaggio della pura “estetica” del mostrarsi al pubblico.

Il film rivela allo spettatore la lotta dell’enfant prodige con i suoi mostri, un po’ come nel “Cigno nero” di Darren Aronofsky: questo, però, non è un film, è la realtà. Non è una rappresentazione, è la vita di Sergei Polunin. Come dice Alice Miller ne “Il dramma del bambino dotato e la ricerca di sé”:

 

<<Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi, “riparare i guasti”, riparare la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza>>.

 

Il percorso intrapreso con la costruzione di questo documentario sulla sua vita, speriamo sia servito a questo giovane ragazzo infelice a ritrovare almeno un frammento della sua gioia perduta.

 

 

 

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